Perché le lucciole si illuminano?

Le lucciole

Le lucciole sono degli  insetti molto particolari. Esse, infatti, hanno la capacità di illuminarsi, ma perché? Le lucciole si illuminano con lo scopo di riprodursi. La luce, infatti, funge da richiamo. A volte, invece, le femmine utilizzano la loro luce per attirare e catturare delle prede. Mentre i maschi sono di colore bruno-giallastro e sono dotati di ali forti che permettono loro di volare, le femmine rimangono ad uno stato larvale, sono di colore bruno-rosato e non volano in quanto munite di ali piccole e deboli. Entrambi i sessi sono dotati di organi luminescenti, ma la femmina può emettere luce per più di due ore, mentre il maschio solo per brevi istanti. La femmina aspetta con la pancina illuminata il maschio per circa un paio d’ore. Se non arriva, ci riprova la notte successiva, fino a quando non si verifica l’accoppiamento. Il processo chimico che permette alle lucciole di illuminarsi è detto “bioluminescenza”, in base al quale alcune molecole si muovono tanto velocemente da produrre energia e luce.  Il corpo morbido di questi insetti è diviso in vari segmenti e ha una forma allungata, la testa è nascosta sotto una sorta di scudo ed il pronoto è esteso. La maggior parte delle lucciole adulte non mangia, mentre le larve si nutrono principalmente dei resti liquefatti delle loro prede (lumache, altri tipi di larve ed insetti del sottosuolo) e, a volte, di acari e di polline. Le larve delle lucciole vivono in luoghi bui ed umidi (nel terreno, sotto la corteccia degli alberi e nelle zone paludose). Le lucciole generalmente depongono le loro uova nel terreno umido, le quali si schiudono dopo poche settimane. La fase larvale può durare anche diversi anni, mentre gli adulti vivono giusto il tempo di riprodursi. I maschi hanno delle sostanze chimiche di difesa che utilizzano per proteggere le loro uova. Vista la loro breve vita, alcune femmine non sviluppano le ali. Esistono circa 2.000 specie di lucciole che vivono nei paesi temperati e tropicali di tutto il mondo.

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